La scommessa della Messa alla Prova

Oggi nei corridoi del Tribunale si è parlato molto di riti alternativi e della funzione rieducativa della pena. Abbiamo incontrato l’Avvocato Alfredo Di Costanzo, che ha appena depositato un’istanza di Messa alla Prova (M.A.P.) per un suo assistito. Ecco cosa ci ha spiegato.

Avvocato Di Costanzo, oggi ha scelto la strada della Messa alla Prova. Perché questa decisione invece di un dibattimento ordinario?

La scelta del rito non è mai una questione di comodità, ma di strategia e di visione. In certi contesti, specialmente quando parliamo di reati che maturano in ambiti di forte conflittualità o per errori isolati di persone incensurate, il processo ordinario rischia di essere un tritacarne che non risolve il problema alla radice. Con la Messa alla Prova, chiediamo al Giudice di sospendere il processo affinché l’imputato possa svolgere lavori di pubblica utilità e riparare il danno. È una vittoria per tutti: lo Stato non ingolfa le aule, la società riceve un servizio e il mio assistito ha la possibilità di estinguere il reato senza macchiare la fedina penale.

Qual è il valore aggiunto di questo istituto per chi si trova ad affrontare un processo penale?

Il valore è il recupero della dignità. Chi viene ammesso alla prova non subisce passivamente una sentenza, ma diventa parte attiva del proprio riscatto. Si redige un programma con l’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), si fissano obiettivi di volontariato, di risarcimento o di mediazione. Se il percorso viene svolto con serietà, il reato si estingue. È la dimostrazione che la giustizia può essere giusta senza essere necessariamente punitiva in senso carcerario.

Lei assiste spesso persone in situazioni familiari complesse, come nel caso di procedimenti per minacce o lesioni. In questi casi, la M.A.P. è davvero applicabile?

Assolutamente sì, ed è spesso la soluzione più lungimirante. In situazioni di alta tensione, un percorso di mediazione e di impegno sociale aiuta a stemperare i conflitti e a prevenire la recidiva molto più di una condanna formale. Ovviamente, serve un lavoro di preparazione minuzioso: come avvocato, il mio compito è costruire un programma di prova solido che convinca il Giudice e il Pubblico Ministero della reale volontà di cambiamento dell’imputato.

Sappiamo che lei sta applicando questo istituto anche in casi di lesioni stradali. È una strada percorribile anche quando c’è una colpa legata alla guida?

Certamente. Anzi, ritengo che per le lesioni stradali la Messa alla Prova sia lo strumento riparativo per eccellenza. Spesso ci troviamo di fronte a persone assolutamente integrate, lavoratori o padri di famiglia, la cui vita viene stravolta da una distrazione al volante o da una mancata precedenza. In questi casi, la risposta punitiva classica aggiunge solo dramma al dramma. Con la M.A.P., invece, possiamo costruire un percorso che includa non solo il risarcimento del danno tramite l’assicurazione, ma anche un’attività di volontariato che porti l’imputato a confrontarsi con le conseguenze della velocità o della disattenzione. È un modo per trasformare un evento tragico in un’occasione di consapevolezza civica, ottenendo alla fine l’estinzione del reato e, molto spesso, tutelando la posizione dell’assistito anche in relazione alle sanzioni amministrative accessorie sulla patente.

Quali sono i prossimi passi dopo il deposito dell’istanza di oggi?

Ora attendiamo l’elaborazione del programma da parte dell’UEPE e la successiva udienza per l’ammissione. Il nostro obiettivo è dimostrare che il percorso proposto è serio, concreto e proporzionato. La giustizia non deve solo punire, deve saper ricostruire.

Condividi l’articolo

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp
Email

Leggi ancora

Il perdono giudiziale

Nel processo penale minorile esiste uno strumento centrale, spesso poco compreso: il perdono giudiziale